L’eredità di Roberto Castellani
1926-2026
A cento anni dalla nascita di Roberto Castellani
ROBERTO CASTELLANI
Roberto Castellani nacque a Prato il 23 luglio 1926 e per gran parte della sua vita, fino alla scomparsa nel 2004, si è impegnato nella diffusione della memoria e dei valori della pace e della riconciliazione tra i popoli. È stato fondamentale il suo contributo per la firma del Patto di Gemellaggio tra le città di Prato e di Ebensee nel 1987. Nella sua carica di presidente della sezione pratese dell’ANED (Associazione nazionale ex-deportati politici nei campi nazisti), Castellani ha avuto un ruolo determinante nell’istituzione del Museo della Deportazione di Prato. Il Comune di Ebensee gli ha conferito la cittadinanza onoraria e, dopo la sua morte, ha allestito una lapide commemorativa al cimitero del lager di Ebensee.
Cresciuto in pieno fascismo, l’infanzia e l’adolescenza di Castellani furono profondamente influenzate da quella ideologia. Come moltissimi ragazzi della sua età era stato balilla e dopo avanguardista e per molti anni seguace di Mussolini. Avrebbe provato sulla sua pelle cosa significasse davvero il fascismo…
Ai primi di marzo del 1944 Castellani, che allora lavorava come operaio tessile, partecipò allo sciopero generale e, insieme a molti altri suoi concittadini, fu arrestato a soli diciassette anni da fascisti repubblichini e trasferito nella fortezza di Prato e quindi alle Scuole Leopoldine a Firenze. L’8 marzo 1944 una tradotta composta da tanti vagoni bestiame con la scritta “Operai volontari per la Germania” lasciò la stazione di Firenze verso l’Austria per fermarsi, l’11 marzo, vicino al campo di concentramento di Mauthausen.
Da quel momento a Castellani come a tutti gli altri di quel trasporto fu attribuito il triangolo rosso dei prigionieri politici e gli fu assegnato il numero di matricola 57.027. Dopo tredici giorni, insieme alla maggioranza dei suoi compagni, fu trasferito nel sottocampo di Ebensee che era stato eretto nel novembre del 1943, per far costruire ai prigionieri un reticolo di gallerie al fine di trasferirci il centro di ricerca e collaudo di missili intercontinentali, le famose V2. All’inizio fu impiegato come “giardiniere” presso le baracche delle SS, un lavoro relativamente leggero ma la sua situazione si aggravò drammaticamente quando, per compassione di un amico malato, mancò dal lavoro. Un kapò lo fermò e lo mandò nelle gallerie dove fu costretto a lavorare in condizioni terribili fino alla liberazione del campo, il 6 maggio 1945. Con altri superstiti di Prato tornò a casa a piedi rischiando ancora la morte in più occasioni.
Sulla sua vicenda, nel 2003, il regista Gabriele Cecconi ha girato il film “Luci nel buio”.
Roberto Castellani è morto il 3 dicembre del 2004.


